BANKSY, A VISUAL PROTEST

Banksy. Una figura enigmatica, forse tra le più “metafisiche” del panorama contemporaneo. Potrebbe trattarsi di una donna o di un uomo, di una celebrità già conosciuta o magari di un cittadino qualsiasi, fatto sta che l’identità di questo artista non ci è ancora nota.

“Non so perché le persone siano così entusiaste di rendere pubblici i dettagli della loro vita privata: l’invisibilità è superpotere” afferma.

A noi poco importa di chi si nasconde dietro questo personaggio perché è il messaggio politico, sociale e artistico che conta.

Presumibilmente nato a Bristol all’inizio degli anni Settanta, Banksy è considerato uno dei maggiori esponenti della street art ed è stato inserito nel panorama dell’arte contemporanea come una delle cento personalità più influenti nel mondo dell’arte.

Non è di certo un borghese ma un anticonformista, uno che si è formato nella scena underground del Sud Ovest dell’Inghilterra collaborando con diversi artisti e musicisti sino a raggiungere notorietà alla fine degli anni Novanta.

La scelta dell’anonimato è dettata da un’esigenza artistica o si tratta di una geniale idea? Sicuramente la non riconoscibilità gli ha permesso di sfuggire alla polizia e alle denunce, tutelando la libertà artistica di esprimere il proprio punto di vista su questioni sociali, razziali ed etiche, non “inquinando” la percezione delle sue opere e della sua stessa identità.

Banksy è un artista libero e rappresenta la nostra voglia di emancipazione.

Viviamo un momento di restrizione e di costrizione e l’arte, colei che sempre ha saputo andare oltre ogni convenzione, ci manca moltissimo. Il Chiostro del Bramante di Roma ci propone una mostra che mette in dialogo gli affreschi di Raffaello Sanzio e i lavori del celebre street artist britannico.

Non si tratta di un’esposizione che vuole mettere a confronto i due artisti, anche perché virtuosismi pittorici e stencil non vanno molto d’accordo, ma piuttosto veicolare messaggi e stati d’animo contrapposti che, nonostante le diversità tecniche con cui sono stati prodotti, appaiono legati da una grande empatia. Mettere in relazione l’antico e il contemporaneo. Questa è la più grande sfida del nostro secolo.

Il Chiostro del Bramante, da sempre luogo di classicità, soprattutto architettonica, si apre a una visione decisamente attuale invitando lo spettatore ad andare oltre la banale ottica dell’affermazione dell’inutilità dell’arte contemporanea.

I tempi sono cambiati e l’arte non può restare ferma alla sola pittura. C’è bisogno di interazione e sinestesia oggi più che mai.

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