PERCEZIONE DI STILE: FORME DELLO SPAZIO D’ARTE

Quando Jean Nouvel visitò in elicottero per la prima volta nel 2006 Saadiyat Island, posta a soli cinquecento metri dalla costa di Abu Dhabi, l’isola era completamente deserta e apparentemente inospitale. Nonostante ciò, sapeva di poter costruire qualcosa che fosse completamente inserito in quel territorio.  Con grande ispirazione ma soprattutto con un investimento di settantasei miliardi di dollari il principe di Abu Dhabi Sheikh Mohammed bin Zayed Al Nahyan decise di far diventare l’isola uno dei più importanti poli culturali del pianeta puntando sulle partnership internazionali in campo culturale per costruire la sua nuova identità. E, naturalmente, sull’edilizia museale.

Il “luogo” deputato per lo sviluppo del “Saadiyat Cultural District”, un’area tutta dedicata all’arte e alla cultura dove sorgeranno lo Zayed National Museum progettato da Norman Foster, un museo marittimo disegnato da Tadao Ando, il Guggenheim Abu Dhabi di Frank Gehry, il Performing Arts Centre di Zaha Hadid e il Louvre Abu Dhabi di Jean Nouvel quest’ultimo, inaugurato nel novembre 2017 definito da Mohamed Khalifa Al Mubarak, capo del Dipartimento di Cultura e Turismo, un regalo di Abu Dhabi al mondo. 

Progettato su una scala longitudinale il nuovo Louvre si dispone su 87mila metri quadri suddivisi in 55 edifici bianchi che ricordano la medina. Disegnato con una forma circolare, ispirato a metà tra un disco volante e un atollo galleggiante, una copertura traslucida che consente la penetrazione di luce diffusa, circondato dall’acqua che riveste un ruolo fondamentale, sia nel riflettere ogni porzione dell’edificio diventandone quasi l’anima, sia nel creare, con un piccolo aiuto da parte del vento, un confortevole micro-clima.  

Il percorso espositivo è diviso in quattro macro-aree: età antica, età medievale, età moderna, globalizzazione. Le opere disposte in ventitrè sale costruite cronologicamente per raccontare l’evoluzione della storia dell’uomo. Si passa attraverso le sale dedicate all’impero romano per approdare alla sezione consacrata alle religioni universali: cristianesimo, buddismo, islamismo, rappresentate senza grandi differenze gerarchiche, ma in un’ottica di vicinanza e unione spirituale e culturale che sorprende il visitatore poco esperto di cultura araba. Al riguardo, se c’è un aspetto che può ricordare a chi entra al museo che siamo pur sempre in un paese arabo, è la limitata presenza di nudi, soprattutto nei soggetti a sfondo religioso. Tra gli esempi, un seno in un piatto italiano, una statuetta di ballerina di Edgar Degas, che sembra danzare osservando il celebre dipinto di James Mc Neill Whistler che ritrae la madre, Anne. La signora Whistler a sua volta si confronta con un ritratto femminile su legno di Leonardo, due lavori di Pablo Picasso e una sedia elettrica in rosa di Andy Warhol.  Al momento, l’ultima opera che si ammira percorrendo le sale siglate Nouvel è “A Foundation of Light” dell’artista cinese Ai Weiwei, un’opera di vetro e acciaio dove la luce richiama gli effetti luminosi notturni dell’edificio. La collezione del museo conta seicentoventi opere delle quali trecento provenienti da musei francesi e la parte rimanente della collezione del Louvre Abu Dhabi. Sotto la cupola dell’archistar le geometrie si ricompongono, la modernità fluida è adesso perché la cultura del bello abita anche qui

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