LUSSO, CALMA E VOLUTTÀ. L’OPULENTA NATURA DI JEAN SCHLUMBERGER

La capacità di trascendere l’ordinario, il pensiero di agire fuori dagli schemi. Per soluzioni spesso originali, per carpire un’emozione, per afferrare un sogno, in effetti, basta poco. Cullati dalla fantasia galoppante di sensazioni come aggirarsi per gli Champs-Élysées vale un viaggio speciale. Raffinata, gentile, Parigi, intatta nei tesori e nel suo tessuto urbanistico, appare come un forziere traboccante gioie. Con un cuore pulsante, case, strade, piazze, monumenti di un fascino antico come cinque secoli fa. Qui, si raccontano storie che si specchiano nella Senna e si tramandano antiche tecniche orafe e di gioielleria stupefacente. 

La Francia della Belle Époque, legata a un ampio sviluppo delle arti dove nacque il cinema con i fratelli Lumière, l’impressionismo con Renoir, Manet, Degas, Cézanne, Monet. L’Art Nouveau si afferma in tutta Europa con nomi diversi in ogni Paese. Il suo rappresentante più noto Gustav Klimt, che poco prima di morire, tra il 1916 e il 1917, dipinse “Ritratto di signora” che fu acquistato nel 1925 dall’industriale piacentino Giuseppe Ricci Oddi per 30.000 lire dal gallerista milanese Luigi Scopinich. È un vento che viralizza l’Italia, conosciuto come “Stile Liberty”. Nel 1896 “La Bohème” di Puccini consacra lo stile di vita bohémien, caratterizzato da vite vissute intensamente, anticonformiste, alcol e passione incondizionata per l’arte. Dove si crea un’opera, dove si continua un sogno, si pianta un albero, là agisce la vita che apre brecce nell’oscurità del tempo. Uno tra i periodi più alti di espressione creativa, nel senso più alto dell’estetica nelle sue forme e nella sua bellezza che funge da viatico per artisti senza tempo come Jean Schlumberger. Eclettico, dotato di grande fantasia è stato uno dei protagonisti più geniali del XX secolo. Cresciuto artisticamente nella Parigi degli anni ‘30 fu capace di catturare le meraviglie della natura trasformandole in creature mitiche, incastonandole con oro e pietre preziose. Giovane carismatico proveniente da una famiglia benestante, ironico, raffinatissimo, elegante. Queste le caratteristiche che lo definiranno, attraverso i suoi gioielli, uno dei più grandi designer di tutti i tempi. 

Jean Schlumberger si adatta perfettamente alla moda e all’arte d’avanguardia francese dove per gioco inizia a realizzare audaci composizioni ricavate da lampadari antichi, regalandoli poi ai suoi amici dell’élite parigina. È il 1937 quando la couturier Elsa Schiapparelli scopre le sue fantasiose creazioni e rapita gli commissiona l’uso della creatività per i bottoni delle sue collezioni (famosi quelli della collezione circense) e, successivamente, anche per i disegni dei gioielli della Maison. Un successo. Senza una formazione specifica di design europeo, Schlumberger non era vincolato dalle regole, aveva tutta la libertà per dare libero sfogo alla sua immaginazione. I suoi pezzi tridimensionali sono ispirati dalla spontaneità delle foglie ondeggianti, da uccelli che volano e pesci che saltano. La scelta le pietre preziose vincolata esclusivamente per il colore e la loro bellezza, non per il loro valore. Grande innovatore, introduce riportando in auge la tecnica dello smalto pailloneé creando quell’effetto traslucido che si ha posando lo smalto su una foglia d’oro. Le sue creazioni, oltre a essere molto costose, risultavano anche abbastanza strane per cui attraevano solo donne di grande personalità con quei piccoli accenni di ribellione. 

La seconda guerra mondiale cambia gli equilibri internazionali, Schlumberger viaggia verso New York dove incontra il suo amico d’infanzia Nicolas Bongard. Legati dalla stessa passione i due decidono di aprire un salone di gioielleria che ben presto cattura l’attenzione delle socialite dell’epoca: Babe Paley, Mona Bismarck, Elisabeth Taylor, Greta Garbo, Gloria Vanderbilt e Audrey Hepburn, tutte parlano di lui, tutte acquistano i capolavori di Jean. Lo stesso J. F. Kennedy dona alla moglie Jacqueline la spilla “Two Fruit”, ora custodita nella collezione permanente della Kennedy Library. L’ispirazione per i suoi “magici” ed esotici manufatti, come la spilla Oiseau De Paradis, Schlumberger la generava recandosi spesso a Bali, in India o Tailandia. Utilizzava anche la sua casa in Guadalupa, nelle Indie occidentali francesi, dove le creature marine gli fornivano ispirazione senza fine. Disegnava alghe, conchiglie e anemoni e li interpretava trasformandoli in splendidi capolavori. Dianne Vreeland, sua fan scatenata disse di lui: “Comprende così bene la fantastica bellezza del mondo che non è un fantasista. Il mondo è una fantasia; Jean, è un realista”. Accade quindi che nel 1956 Walter Horving, presidente di Tiffany & Co, chiede a Jean Schlumberger e Bongard di entrare nella sua società come vicepresidenti. Dopo aver accettato, un salone speciale viene impostato secondo le istruzioni dell’artista che, avendo a disposizione una quantità illimitata di pietre colorate, crea un’eredità di bellezza e di tecnica lavorativa contemporanea riconosciuta a livello mondiale. 

A nessuno è data la possibilità di scegliersi l’epoca in cui vivere, né la possibilità di vivere senza l’epoca in cui è nato, non c’è uomo che non sia figlio del suo tempo. In una società malata di omologazione, fiaccata da volgarità arrogante, isterilita da un linguaggio immiserito nelle sue componenti e nelle accensioni fantastiche e metaforiche, testimonianze come quelle di Jean Schlumberger tendono una mano. Aperta al dialogo, all’incontro del bello, dell’eleganza della vita. Perché la vita, come la guerra, non è un gioco. E le sue sculture, animate da realismo simbolico, possono fissare l’attimo fuggente nella corsa contro il tempo. Trovare un equilibrio, come nella Natura, allora diventa vitale. 

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